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GLI  ALLEVAMENTI

Gli allevamenti sono dei veri e propri lager che impediscono agli animali il soddisfacimento dei loro più fondamentali bisogni etologici. Lo spazio è talmente ristretto che nella maggior parte dei casi gli animali non possono neppure girarsi su sé stessi. Permettere loro di muoversi è antieconomico perché aumenterebbe lo spazio necessario per ogni capo e perché gli animali devono usare tutte le loro energie per ingrassare il più velocemente possibile. La loro sofferenza è irrilevante perché sono considerati beni di consumo la cui unica importanza è data dal valore economico della loro carne.
Ai vitellini non viene concesso neppure un giaciglio di paglia: rende difficile la pulizia e, qualora la mangiassero, la loro carne diventerebbe meno tenera e meno gradita agli esigenti consumatori della fettina.
I maiali subiscono un "trattamento particolare": da piccoli vengono castrati senza anestesia perché altrimenti, da adulti, la loro carne assumerebbe un sapore troppo forte per i palati degli amanti del prosciutto. Poi viene tagliata loro la coda e limati i denti: lo stress degli allevamenti intensivi fa impazzire gli animali che hanno comportamenti psicotici aggressivi e senza questi "accorgimenti" si morderebbero la coda reciprocamente.
Alle galline ovaiole, prima di entrare nelle gab­bie, viene tagliata una parte del becco per evitare che lo stress le in­duca a beccarsi a morte. In seguito vengono ammassate all'in­verosimile una sull'altra dentro a gabbie anguste: nello spazio di una pagina di quoti­diano devono vivere quattro animali adulti e quando la produttività media per ogni gabbia diminuisce, tutti gli animali vengono spediti al macello.
Le vacche da latte, allevate in spazi ridottissimi, vengono macellate quando la loro produzione di latte scende sotto la soglia stabilita dall'allevatore.

Vacche brucanti sui prati? In realtà il 99% degli animali sono chiusi negli allevamenti intensivi
Vacche e vitelli brucanti su verdi pascoli, galline razzolanti, maiali alla ricerca di ghiande, tutto ciò corrisponde alle loro esigenze naturali ma ormai nulla è più lontano dalla realtà per il 99% degli animali “da reddito”, rinchiusi negli allevamenti intensivi. Fino agli anni 60, la carne in Europa era molto costosa: ai prezzi correnti una gallina sarebbe costata 50.000 lire. Ciò dipendeva dal fatto che il rapporto fra zootecnia e agricoltura era diretto. Tot cereali o foraggi coltivati in azienda, tot animali allevati. Ad un certo punto avviene il cambiamento, si impone in Europa il modello Usa: gli europei imparano che non serve essere agricoltori e avere terreni per allevare: basta un capannone. Nasce la produzione zootecnica industriale, interi settori della zootecnia tradizionale scompaiono, si riduce sempre più l’area dei pascoli e delle foraggere, aumenta il numero dei capi per azienda.

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