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e allevamenti |
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LATTE E
UOVA
Ogni anno gli italiani bevono in media 60 litri di latte e mangiano 18 kg di formaggi e 200 di uova, molti però non sanno cosa si nasconde realmente dietro la produzione di tali alimenti. Quasi tutti gli animali sono macellati quando non hanno ancora raggiunto l’età adulta: la carne consumata è spesso di cucciolo. Giovani polli giganti di due mesi. Vitellini che sarebbero ancora lattanti. Maialetti e agnellini appena svezzati. In molti casi, l’uccisione avviene alla nascita. I pulcini maschi della razza di galline ovaiole sono “esuberi”: la selezione genetica li rende inadatti alla produzione di carne. Non rimane che triturarli o soffocarli in fasce. Infatti, nei centri di produzione di galline di razza ovaiola, dalle uova fecondate artificialmente nasce statisticamente un 50% di pulcini maschi. Sono inutili: non fanno uova né crescono bene come polli da carne. Finiscono triturati o soffocati. Le galline ovaiole invece negli allevamenti industriali vengono uccise dopo poco più di un anno di “produzione”. I figli maschi delle vacche di razza da latte rappresentano per le aziende produttrici un altro problema. Partoriti per necessità – affinché la loro madre produca latte per svariati mesi –non promettono una buona resa in carne. Dunque, a pochi giorni di vita saranno allontanati dalla madre e venduti a un ingrassatore. Rimarranno per sei mesi soli e immobili, in stretti box individuali, imbottiti di antibiotici e stimolanti della crescita, nutriti con una dieta quasi liquida per dare una carne bovina chiara e tenera, la carne di “vitella” o “sanato”. Non vedranno mai l’esterno. Le vitelline, future lattifere, vivono per alcuni mesi imprigionate in metalliche gabbiette individuali sopraelevate: gli allevatori vogliono controllarne l’alimentazione e temono malattie intestinali. Da adulte produrranno fino a 40 litri al giorno, sviluppando mastiti e deformazioni articolari. Molte piccole stalle tradizionali tengono ancora le vacche alla catena perpetua. Le altre, in impianti più moderni, vivranno a stabulazione cosiddetta “libera”: muovendosi all’interno della stalla, con corsia centrale e cuccette da riposo, in tutto qualche metro quadrato pro capite a disposizione e aperture per la circolazione dell’aria. Le più fortunate dispongono del paddock: il “giardinetto”, uno spazio esterno recintato. I bovini potrebbero vivere fino a 20 anni, ma le vacche da latte quando verso i quattro-cinque anni diventano meno produttive vengono mandate al macello. I maschi delle razze da carne – molti dei quali provengono dall’estero, portati via da molto piccoli – sono macellati intorno ai 18 mesi. Essi hanno la fortuna di restare qualche mese con la madre, correndo nella stalla; ma passeranno il resto della vita in box collettivi per il “finissaggio” (ingrassaggio) con pochi metri quadri a disposizione. Il pascolo? Un miraggio. In Italia, i bovini da carne e da latte che vi hanno accesso sono poche centinaia di migliaia: quelli delle razze italiche o della zootecnia biologica; e nemmeno tutti. Tratto da: http://www.infolav.org ![]() La maggior
parte dei vitelli viene alimentata con mangimi e latte in polvere
annacquato, non si nutre direttamente del latte della madre. I
vitellini, strappati alla madre subito dopo la nascita, sono destinati
al mattatoio a pochi mesi di vita (carne di vitella) o fatti ingrassare
per essere macellati dopo due anni.
I vitellini sono isolati in box, legati a catena, sottoposti a una dieta carente di ferro che li rende deboli e anemici: così viene prodotta la carne bianca apprezzata dai consumatori. Ecco perché i vegan rifiutano latte e derivati. Non importa se il formaggio contenga o meno caglio animale: i latticini derivano comunque da un ciclo produttivo che prevede la sofferenza e la morte. ![]() Chi consuma le
uova incentiva anche la produzione di carne, oltre che la morte e lo
sfruttamento intensivo di questi animali. Queste sono galline ovaiole
allevate in batteria. Si noti la sporcizia ovunque. I pulcini maschi,
inutili al ciclo produttivo, vengono buttati vivi in un tritacarne per
diventare mangime, soffocati o semplicemente lasciati morire
accatastati in grandi mucchi. Negli allevamenti viene tagliato il becco
ai pulcini...Il becco viene tagliato per impedire che, da adulti, nelle
gabbie sovraffollate gli animali si feriscano tra loro.
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