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Da:
Lord Medway, et. al., "Report of the Panel of Enquiry Into Shooting and
Angling," sponsorizzato dalla Royal Society for the Prevention of
Cruelty to Animals, 1979.
Forse ci sono ancora persone che sostengono che non possiamo provare
con certezza assoluta che gli altri vertebrati, a parte l'uomo, provino
dolore. Noi, comunque, concludiamo che, se alcuni di essi provano
dolore, questo suggerisce che tutti i vertebrati (inclusi i pesci),
attraverso la mediazione di processi neurofarmacologici simili tra
loro, possano provare sensazioni simili a un dolore più o meno
intenso in risposta a stimoli nocivi.
L'apparente universalità, nei vertebrati, delle basi
neurofarmacologiche per la percezione degli stimoli dolorosi (e
piacevoli) non ci permette di concordare con coloro che riconoscono una
differenza in questa funzione tra organismi "a sangue caldo" e "a
sangue freddo". Tutti i generi di amo causano danni ai tessuti quando
si agganciano alle carni e, parlando in termini medici, provocano una
ferita. Le regole della pesca sportiva o pesca al colpo spesso
richiedono che il pesce venga trattenuto (in acqua) per un prolungato
periodo di tempo in una nassa ed in seguito esaminato, pesato e spesso
fotografato (in aria) prima di essere finalmente liberato. Tutte queste
procedure aumentano le probabilità di provocare ferite al pesce.
I tessuti di un pesce, quando viene tolto dall'acqua, sono soggetti, in
aria, ad una pressione fortemente ridotta e di natura diversa da quella
a cui sono soggetti in acqua. Di conseguenza vi sono delle gravi
alterazioni nei vari sistemi periferici che regolano la pressione
linfatica e sanguigna, e la respirazione. La perdita di sangue tende ad
avvenire dalle branchie e, anziché disperdersi, il sangue
coagula e riduce l'effettiva superficie respiratoria. Più
significativi sono gli effetti dell'essiccazione, in particolare della
manipolazione della pelle e delle branchie. La superficie esterna del
pesce non consiste di scaglie, come comunemente si crede. Le scaglie
sono localizzate all'interno del derma, o strato medio della pelle. In
superficie c'è l'epidermide, con la sua copertura di muco.
L'epidermide è un tessuto trasparente molto delicato che
provvede all'impermeabilizzazione, una parte essenziale del controllo
fisiologico dell'equilibrio tra il pesce ed il proprio ambiente.
Costituisce anche la barriera tra il pesce e l'ampia varietà di
microrganismi che causano malattie che si trovano nell'acqua.
Manipolare un pesce, tenendolo in mano o in una nassa per rimuovere
l'amo, provocherà quasi certamente dei danni a questa delicata
pellicola. Inoltre, il tenere un pesce avvolto strettamente in un panno
asciutto causa gravi danni all'animale, poiché rimuove
l'epidermide da ampie parti del corpo. "Giocare" per un tempo
prolungato con un pesce, specialmente se poi viene rimesso in acqua,
è riprovevole. Quando i pesci teleostei vengono tormentati e
costretti a lottare fino all'esaurimento, fanno un ampio uso del loro
sistema muscolare "bianco", che differisce dal muscolo scheletrico
rosso dei vertebrati più grandi per il fatto che è
anaerobico e, anche se molto efficiente sui tempi brevi, quando esausto
provoca un grande accumulo di acido lattico, per il cui smaltimento il
sistema muscolare è costretto a rimanere in uno stato di
affaticamento prolungato. Un pesce completamente esausto sarà
perciò incapace di muoversi per diverse ore dopo la cattura e il
rilascio. Durante questo periodo di tempo sarà a rischio di
attacchi di predatori o di ferite provocate da oggetti inanimati
presenti nell'ambiente.
Da:
Dunayer, Joan, "Fish: Sensitivity Beyond the Captor's Grasp," The
Animals' Agenda, luglio/agosto 1991, pp. 12-18.
I pesci gridano sia per il
dolore che per la paura. Secondo il biologo marino Michael Fine,
la maggior parte dei pesci che producono suoni "vocalizzano" quando
vengono colpiti, intrappolati o inseguiti. Durante esperimenti condotti
da William Tavolga si è scoperto che i pesci rospo brontolano
quando subiscono uno shock elettrico. Di più, essi cominciano
molto presto a brontolare alla sola vista di un elettrodo.
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