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Se gli ambientalisti non sposano le ragioni dei gruppi per la difesa dei diritti animali, in quanto le considerano troppo emotive, se non valutano i fattori di rischio per la salute, né le conseguenze di aggravamento del problema della fame nel mondo, non possono chiudere gli occhi di fronte alla distruzione dell'ambiente. In nessun momento, prima di oggi, smettere di nutrirsi di carne è stato così semplice e in nessun'altra situazione una simile scelta sarebbe più opportuna (se non obbligatoria) per gli ambientalisti. Le prove dell'impatto negativo sull'ambiente come risultato del diffondersi e del persistere di un'alimentazione basata sull'utilizzo di prodotti animali emergono con forza sempre maggiore, contemporaneamente alle conseguenze mediche dell'allevamento intensivo, che favorisce la diffusione di patologie legate al consumo di carne. Il primo caso di "mucca pazza" in Giappone, rilevato di recente, ha causato un crollo delle vendite e un cambio di abitudini alimentari da parte di moltissime persone. Tutto ciò accade in un periodo in cui il consumo di carne sta raggiungendo livelli da record: negli ultimi 50 anni è quadruplicato, ci sono 20 miliardi di capi di bestiame che occupano più del triplo dello spazio della popolazione umana. Secondo il Worldwatch Institute, il numero di bovini destinati all'alimentazione è aumentato del 60 per cento dal 1961, nello stesso periodo la quantità di polli e tacchini è quadruplicata e, dal 1970, il consumo di manzo e di maiale è triplicato negli USA e più che raddoppiato in Asia. Produzione e consumo di carne crescono decisamente, anche se ogni aspetto del "ciclo produttivo" (dalla creazione continua di aree per il pascolo, all'assurdità del voler destinare - in un mondo con enormi problemi di denutrizione - rilevantissime quantità d'acqua e di cereali ad animali "da carne", all'inquinamento causato dagli allevamenti intensivi) rappresenta un disastro ambientale con ampie, e a volte catastrofiche, conseguenze.

Per individuare i contorni della situazione è sufficiente considerare che:

• la sola produzione di carne bovina, negli Stati Uniti, utilizza una quantità d'acqua maggiore di quanta ne viene impiegata per coltivare tutta la frutta e la verdura della nazione
• le deiezioni provenienti dagli allevamenti intensivi USA (EPA 1996) inquinano l'acqua più di tutte le altre fonti industriali raggruppate
• più di un terzo dei combustibili consumati negli USA, è utilizzato per l'industria della carne
• la produzione di un solo hamburger richiede la medesima quantità di combustibile che servirebbe a percorrere in automobile circa 50 chilometri
• si risparmia più acqua rinunciando a mezzo chilo di manzo che a non fare la doccia per un anno (John Robbins The Food Revolution)

Alla luce di solo alcune delle conseguenze della produzione e del consumo di carne, volendo di proposito trascurare il crudele sfruttamento degli animali e la ricerca di un mondo in cui siano equamente distribuite le ricchezze, non è davvero giunto il momento, anche per chi si professa ambientalista, di smettere di consumare carne per tentare di garantire al pianeta un, ahimè sempre più improbabile, futuro?

Mario Tozzi e il vegetarismo
(Tratto da Felisopus.it)

Preciso subito che la mia scelta non è ancora integrale: non mangio più carne, né derivati da almeno due anni; non mangio più crostacei e sto abbandonando il pesce con gradualità (come ho fatto con la carne). Si tratta di una scelta personale che non implica guerre di religione, né motivi religiosi, ma solo coscienza e un po' di scienza.
Non mangio più carne perché per allevare animali si disboscano foreste intere da lasciare a pascolo o per coltivare cereali per bovini.
Non mangio più carne perché spesso per coltivare mais per i bovini si fanno morire gli uomini.
Non mangio più carne perché l'allevamento consuma acqua, suolo e risorse in misura molto maggiore di quante ne produca.
Non mangio più carne (o crostacei e, alla fine, pesci) perché non mi va di pensare che qualche vivente soffra, sacrifichi la sua intera esistenza e muoia per causa mia; e io ce la faccio benissimo con tutto il resto.
Non mangio più carne perché il suo abuso (qualcuno dice anche l'uso) fa male: cancri del colon, malattie cardiovascolari e diabete.
Non mangio più carne perché gli allevamenti intensivi di animali mi fanno orrore.
Non mangio più carne perché non è così naturale che gli uomini ne mangino (eravamo prede, noi, non predatori, al massimo carogne e midolli di animali morti per caso.
Non mangio più carne perché ho sempre amato i gatti.
Mario Tozzi

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