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È
necessario sottolineare che si tratta di un nuovo fenomeno agricolo,
del tutto diverso da quanto sperimentato prima d'ora. Ironicamente, la
transizione dal foraggio al mangime è avvenuta senza troppe
polemiche,
nonostante si tratti di un fatto che ha avuto, nella politica di
utilizzo del territorio e di distribuzione alimentare, un impatto
maggiore di qualunque altro singolo fattore. In tutto il mondo la
domanda di cereali per la zootecnia continua a crescere perché
le
multinazionali cercano di capitalizzare sulla richiesta di carne
proveniente dai paesi ricchi. Fra il 1950 e il 1985, gli anni boom
dell'agricoltura, negli Stati Uniti e in Europa, due terzi dell'aumento
di produzione di grano sono stati destinati alla fornitura di cereali
d'allevamento per lo più bovino. Nei paesi in via di sviluppo,
la
questione della riforma agricola ha periodicamente chiamato a raccolta
intere popolazioni di agricoltori, nonché generato sommosse
politiche
populiste. Tuttavia, mentre le questioni della proprietà e del
controllo della terra sono sempre state temi di grande rilevanza, il
problema di come la terra venisse utilizzata ha sempre suscitato meno
interesse nell'ambito del dialogo politico. Eppure, è stata la
decisione più iniqua della storia quella di usare la terra per
creare
una catena alimentare artificiale che ha portato alla miseria centinaia
di milioni di esseri umani nel mondo. È importante tenere a
mente che
un acro di terra coltivato a cereali produce proteine in misura cinque
volte maggiore rispetto ad un acro di terra destinato all'allevamento
di carni; i legumi e le verdure possono produrne rispettivamente 10 e
15 volte tanto. Le grandi multinazionali che producono semi e prodotti
chimici per l'agricoltura, allevano bestiame e controllano i mattatoi e
i canali di marketing e distribuzione della carne, hanno tutto
l'interesse di pubblicizzare i vantaggi del bestiame allevato a
cereali. La pubblicità e le campagne di vendita destinate ai
paesi in
via di sviluppo equiparano ed associano all'allevamento di bovini
nutriti a foraggio il prestigio di quel dato paese. Salire la scala
delle proteine è diventato un simbolo di successo che assicura
l'entrata in un club elitario di produttori che sono in cima alla
catena alimentare mondiale. Il periodico americano "Farm Journal"
riflette con queste parole i pregiudizi della comunità
agro-industriale: «Incrementare e diversificare le forniture di
carne
sembra essere il primo passo di ogni paese in via di sviluppo. Iniziano
tutti con l'allevamento di polli e con l'installazione di attrezzature
per la produzione delle uova: è il modo più veloce ed
economico che
permette di produrre proteine non vegetali. Poi, quando le loro
economie lo permettono, salgono "la scala delle proteine" e spostano la
loro produzione verso carne suina, latte, latticini, manzo nutrito al
pascolo. Per poi arrivare, in alcuni casi, al manzo allevato con grano
raffinato». Incoraggiare altri paesi a salire la scala delle
proteine
promuove gli interessi degli agricoltori americani e delle
società
agro-industriali. Molti americani saranno sorpresi di sapere che due
terzi di tutto il grano esportato dagli Stati Uniti verso altri paesi
è
destinato all'allevamento del bestiame più che a soddisfare il
fabbisogno di cibo dei popoli. Molti paesi in via di sviluppo hanno
iniziato a salire la scala delle proteine all'apice del boom agricolo,
quando la tecnologia della "rivoluzione verde" produceva grano in
eccesso. Nel 1971 la Fao suggerì di passare al grano grezzo che
poteva
essere consumato più facilmente dal bestiame. Il governo
americano
incoraggiò ulteriormente i suoi programmi di aiuti all'estero,
collegando gli aiuti alimentari allo sviluppo sul mercato dei cereali
foraggieri. Società come la Ralston Purina e la Cargill hanno
ricevuto
finanziamenti governativi a basso tasso di interesse per la gestione di
aziende avicole e l'uso di cereali foraggeri nei paesi in via di
sviluppo, iniziando queste nazioni al viaggio che le avrebbe condotte
verso la scala delle proteine. Molte nazioni hanno seguito il consiglio
della Fao e si sono sforzate di rimanere in cima a questa scala anche
dopo che gli eccessi della "rivoluzione verde" erano svaniti. Negli
ultimi 50 anni la produzione mondiale di carne si è
quintuplicata. Il
passaggio dal cibo al mangime continua velocemente in molti paesi in
modo irreversibile, nonostante il crescente numero di persone che
muoiono di fame. Le conseguenze di queste trasformazioni - e il
significato che hanno per l'uomo - sono state drammaticamente
dimostrate da quanto accaduto in Etiopia nel 1984, quando migliaia di
persone sono morte di fame. L'opinione pubblica non era al corrente del
fatto che in quel momento l'Etiopia stesse utilizzando parte dei suoi
terreni agricoli per la produzione di panelli di lino, di semi di
cotone e semi di ravizzone da esportare nel Regno Unito e in altri
paesi europei come cereali foraggieri destinati alla zootecnia.
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